senza una scorta di ruota

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Christy Lee Rogers

e s’impara un pensiero come un passo,

poi l’atto diventa sequenza,

quello di una storia che inizia

e senza lasso nel tempo avanza

 

ma non è questa la carta,

 

è libertà vivente, per niente rituale sacrificio,

come dare aria alle stanze, fermarsi

nell’impetuosa veemenza del guardare

 

in quarta

Dan Voinea
Dan Voinea

 

quella mattina, che poi è questa,

la punta di diamante non passò il solco,

singulti di un dopo risucchiato

 

strida inascoltabili,

parole propaganda di sè

impietoso e sudato e baro,

osceno bisogno di essere al comando

sulle stature degli altri

 

in una stazione appunto

senza aggiornamenti di destinazione,

lo spazio dato toglie la voce

ed è sacrificio inutile

 

e perciò scendo

 

 

aver titolo e no

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di piani uno da portare in fine, ascenderne cinque fermandosi al terzo, ma altri sono quelli in mente

durante un lasso il tempo ebbe a dire che la fretta non considera i dettagli e una corsa si sdraiò

non che capire aiuti sempre le distanze e il vicino è un soggetto in cerca di segni

i pesci al mercato coperti di ghiaccio offrono l’inganno negli occhi e ti fai tressette a mano libera per una puntata di sorte

tuttavia un libro preso a debito incassa monetine di energia ruotante, sufi che mastica appena

parlar chiaro e non s’arriva al punto,

tanto val la gatta e il lardo

 

 

emulo

Antonio Donghi
Antonio Donghi

 

La figura ingombra uno sfondo perso

diluito, compromesso

e attende di sapere cosa darà

alla propria fame,

ché d’abitudine si generano storie

con rovescio di significato,

allusive non per necessità,

cifre moderne fuori da convenzione.

 

Il tratto è dato

e presterei le braccia ad un’alzaia

per una chiatta qualunque

su per il fiume che scende,

tra fiori blu e quelli del male,

da tempo non colti.

 

Non farsi trovare a prima vista

carichi di storia,

sempre biografia aggiornata,

per la curiosità del passante

che abusa,

e prendere strade lontane

nelle quali perdere ciò che si sa,

o s’è saputo

 

per un respiro lento al sole.

 

nessun nome

Andrea Mantegna - particolare
Andrea Mantegna

 

ti scriverei quattrocento righe

e poche bastano per stima di sintesi

quando si è riccio che attraversa la strada

te ne dico quattro

 

 

poi le parole misero conto

e il silenzio si vide bene

e il senso si propone

peperone verde ribaltato in forno

 

sostengo pereira e non mi pesa

nome che viene e non rimane

degni d’un labirinto che ricordo

cari suoni d’alfabeto corto

 

valse la pena non sentirsi saggi

temo sia tardi darli tutti

i cordiali saluti fermi

 

 

le ragioni

 

David Dunlop
David Dunlop

 

possono fondarsi su terreni incolti

e pure quelli tenuti a giardino le ospitano

con la faccia che s’increspa al vento del mi devi credere

credimi se credi se ti pare se ti piace se vuoi

poi se ne vanno girando il culo a parcheggiarsi

per le prossime uscite

 

degne oscure ammissibili all’esposizione

inaccettabili a pensarci

sicuramente tanto altro

ancora

 

mi chiedo come, per dire,

gruppi in movimento affidino gli occhi

a certe insegne luminose da premiata ditta

sulla base bassa di una carica rappresentativa

senza sapere e magari che il retrobottega

nasconde istinti da sfogare non inclusi nel pacco

a più di un costo sconfitto

 

insomma si chiedono diritti in associazione

si conferisce sui modi per ottenere riscatto

si annunciano programmi

si sfila in fila locale

si mettono bene quattro parole in croce

e poi si violenta il corpo di passaggio

 

buon pranzo, se avrete fame