quel che è

Irene Ferguson  (15)
Irene Ferguson

 

non sono perle queste che ti do

pur tuttavia

sarebbero fatte di materia lucida opalina

se stessero nell’incavo di ciò che vuoi

 

di didascalie si tratta invece,

che a farne senza certo si potrebbe se si parlasse una lingua sola,

sottotitoli empatici per i fotogrammi dei giorni,

di questi col rosso negli occhi, mani operanti

e liste di spesa

 

cadono a coperta il silenzio e la sua voce

chiuse di diga aprono la bocca

stenditoi al vento e labirinti di lenzuola

 

 

il solito, grazie

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Jeremy Mann

 

l’inizio è incerto, un po’ a caso la scelta, tra le cose che vengono con impeto,

si tratta di dare stato alle tante sollecitazioni, una parade di gradi pregevole

che imbocca vie in diagonale e mai esce su piazza

 

che dire, per dire la propria con lettere di scatola, della briga, se vale, di farsi capire

 

uscivamo presto, la sera, ma sempre faceva mattino

e tutto sembrava inchiostrato di rosa,

quel tono a metà tra i forti colori che avvampa

seconda visione

 

 

Joe Coffey
Joe Coffey

 

 

scivolammo, seppur la lastra sembrasse resistere,

ma il punto non era questo, presto sarebbe accaduto

di trovarci appieno in un mare di guai e ghiaccio

 

quel che fregava era la prudenza col suo non è il caso

o l’impudenza alla fine di un trastullo d’abitudine,

entrambe rendevano pane e focacce

 

non chiedemmo altro

no

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Manuela Furlan

Qualsiasi parola non passa la frontiera dell’accademia. Attende la discesa la ghigliottina del gusto indiscutibile. Non ce la fa a presentarsi alla giuria seduta. Semplicemente non partecipa.

Manca un figlio mio prendila per il lato buono e dunque una madre. Un padre e dunque la calma nervosa. Quando fa sera ed è pieno il cappello dei pensieri senza sonno.

La sincerità del ti puzza l’alito è primitiva. D’altronde ai primordi non si badava alla varietà delle forme. Insomma si potrebbe sperimentare un dialogo che tenga conto della cattiveria che produce la sofferenza.

Il lavoro ammazza, come il fumo, solo che si dice renda riguardevoli. Come il fumo alleva dipendenti. Poi certo la motivazione fa la differenza, ma trovare anche quella è già la migliore aristocrazia.

Allo stop del disgusto fermarsi.

 

Senza categoria

sine titulo

Yang Shibin   (10)
Yang Shibin

 

ungaretti è mio nonno a parole e agosto è un mese che conosco,

aprile invece resta crudele, moglie mia

 

spazi tesi e sorrisi salati si chiudono alla fine del giorno,

sarebbe questo il tran tran di stagione,

il vai e vieni che mal si sopporta,

la guerra e pace che si cerca

 

il tiro al birillo ha mancato lo scopo,

come una raffica a salve,

e non ci si aspettava una decimazione,

più dello schianto fa il motto pungente

 

 

 

senza una scorta di ruota

christy lee rogers-01
Christy Lee Rogers

e s’impara un pensiero come un passo,

poi l’atto diventa sequenza,

quello di una storia che inizia

e senza lasso nel tempo avanza

 

ma non è questa la carta,

 

è libertà vivente, per niente rituale sacrificio,

come dare aria alle stanze, fermarsi

nell’impetuosa veemenza del guardare