ciglio di cava

Dan Voinea
Dan Voinea

 

sotto il sole zaino in spalla un uomo guarda a terra e parla al telefono, l’ho rivisto due ore dopo lontano a dire chissà cosa a chi,

non c’è campo

costeggio la serra, nel rumore del copertone della ruota davanti della bicicletta, schiacciando brecciolino bianco metro dopo metro, sulle orme invisibili di un camminare d’altri tempi, d’altri piedi

il cuore è lo stesso

mi chiedevi di andare a prendere l’acqua in mezzo a sterpi pericolosi, fobie di rettili si annunciavano e l’acqua cadeva lungo il tragitto

poi arrivò il futuro lontano che quasi non ci credo, è sul passare che mi fermo per un po’ di grazia

tesseva la mia penelope stanca, scrivendo sul filo la sua biografia, il tarlo ha poi roso il legno della macchina

e questo è un racconto a pezzi che non unisce, non fa massa, non ha un ritorno

 

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2 thoughts on “ciglio di cava

  1. Antonio 22 luglio 2014 / 06:43

    il cuore è sempre lo stesso caro Vincenzo e dei racconti che non hanno ritorno si direbbe che non hanno partenza, ci girano intorno ci mantengono in piedi, sono quei racconti a evocarci continuamente, non siamo noi a evocarli, quando quei racconti smettono di evocarci…

  2. poetella 22 luglio 2014 / 07:16

    di massa ce n’è già abbastanza…
    amiamo ciò che non ne produce altra…

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