un due tre

Jantien de Boer
Jantien de Boer

 

tre cose, la prima è che ogni giardino è un pezzo di storia familiare e pur risistemato racconta della casa primitiva

quello tuo coperto di mattoni da interno con in mezzo un arancio e un susino, a lato calle stipate strette, dice della terra che non ha selva a ondulare il piccolo paesaggio, quell’altro dove un fico dava frutti e tua nonna li presentava come didascalie antiche riprese da una camera

il giardino contadino delle donne rimaste sole con rose chiare e biancospino, gigli uva albicocche, fichi d’india all’ingresso a scomodare il passo

di questo tengo traccia nei miei occhi e replicar non posso ché l’edificare ha tolto gusto e spazio

 

la seconda è che poeti siamo tutti quando la sintesi taglia i rami che son troppi ché a raccontare tutto è già romanzo e molti poeti son romanzieri nati,

ma è vero, breve non è metro

 

l’ultima si prende un altro posto, quello del tempo delle cose e delle decisioni in mente

o del tuo volto pronto a salutare, sorriso dato come fosse fiore,

della tua voce fatta come sogno

che scordo poi una volta piedi a terra

 

 

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2 thoughts on “un due tre

  1. Antonio 2 luglio 2014 / 06:56

    ed è l’ultima che “taglia i rami che son troppi” per custodirli nei giardini della casa primitiva dove nonna dice ancora “scendi da quel fico” e ogni graffio è un battesimo

  2. poetella 2 luglio 2014 / 07:03

    “che scordo poi una volta piedi a terra”
    … 🙂

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