neppur uno

Irene Ferguson
Irene Ferguson

il vaccino fu realizzato nel cinquanta, ma fui uno degli ultimi a piangere di notte per l’infiammazione grigia del midollo spinale, sette mesi dalla fine di maggio, dieci anni dopo la scoperta

eppure non si vede molto, sentivo dire

si noleggiava una macchina per Bari, un genitore per arto inferiore inferiore, a dare le misure di scarpe gravi per colore e peso, correttive

al miracolo ci pensava mia madre, in ginocchio sul pavimento di Torre Paduli

quel nodo scorsoio ripudiai quindicenne e volai fino a perdere quelle con punta sporgente alla moda, che modificavo con rialzo di poca durata

poi diedi il consenso all’età giusta e potei mostrare la camminata migliore su plantari messi in scarpa, tutta scena perché ancora inciampo dove altri

*

l’ordine para le distrazioni con nuove cartelle dai nomi rivelatori, ma tutto quello che resta fuori, indomabile, genera doppi

e costruisco torri di sviste dalle quali mi lancio a segnale, ma questa è un’altra storia

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10 thoughts on “neppur uno

  1. romeoraja 11 novembre 2013 / 18:38

    pagina che percorre a piedi quella distanza, così da avere il tempo per questi piccoli ricordi, così grandi. Di una gentilezza rara, anche con se stessi. bellissima bravo Vincenzo.

  2. Antonio 11 novembre 2013 / 19:44

    Di sviste sono maestro e ancora conservo immagini di lenti svizzere correttive e miracolose più per i genitori che per il mio occhio che voleva assentarsi, per godere di panorami ad altri preclusi, da quando un po’ per gioco e un po’ per rabbia lo offesi. Nodo scorrono o lama appuntita, quel ripudio non rinnego e non rimpiango. Un abbraccio.

    • Vincenzo Errico 12 novembre 2013 / 16:50

      Tra sviste di vie maestre e coercizioni varie, si arriva comunque dove un limite pensavi non portasse. Un abbraccio a te, Antonio.

      • Antonio 12 novembre 2013 / 17:46

        scorrono? queste tastiere che si permettono di correggere le parole non le sopporto 😦 vabbè mi hai capito. A presto.

  3. poetella 12 novembre 2013 / 07:07

    ho scritto e cancellato.
    Riscritto e cancellato.

    due, tre volte. Forse quattro.
    No. Non riesco a commentare come vorrei. E sì che vorrei.

    • Vincenzo Errico 12 novembre 2013 / 16:54

      Lucia, capita molto anche a me di cancellare e riscrivere, così ho fatto con questo testo dopo pubblicato: ho cambiato qualcosa, spostato parole, inserito virgole.
      Grazie per la tua piacevole presenza.

      • poetella 12 novembre 2013 / 17:17

        corro sempre quando c’è da leggere…
        (…non aggiungo avverbi)

  4. cristina bove 12 novembre 2013 / 19:11

    ma quelle “torri di svista”
    quanto aiutano a vivere!
    un abbraccio per questa cosa bella che hai scritto.
    cri

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