insisto

Agostino Arrivabene
Agostino Arrivabene

ancora si usano queste poesie

stupita mia madre rifletteva

omerica di vista poco certa

acustica convessa a piè di lista

presa per il capo tutto tondo

avanti dritta e senza trine ovvie

che l’altera posizione sosteneva

 

svegliarsi per formiche camminanti

su corpi cespugliosi biondo chiaro

il talco usato come diserbante

che rompe quelle file a due e tre

la fissa lor dimora dirottare

senza preavviso traslochi definire

 

gli annunci a carosello si frappongono

dal molar forbici a divani e materassi

che certo un furgone non contiene

e l’olio usato murga detta qui

che in cambio di vaschette colorate

produce in quantità sapone giallo

un marketing da altoparlante

offre da anni pezzi a domicilio

chissà se ancora tratta la signora

il prezzo sotto il sole delle nove

 

il bello dell’estate è tutto fuori

dal costume che togli per il bagno

alle sedie in agorà vicino casa

il buonasera a stretto giro di pigrizia

le luci spente per zanzare sanguinarie

 

insisto dunque a non voler pensare

che la poesia stia qui tra le parole

che ammasso come pasta per il pane

senza l’affanno della forma che non viene

e adagio sopra a un letto tutto fare

in un lenzuolo fresco come te

che sei la pietra mula dell’amore

 

la chiusa come dire è biricò

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6 thoughts on “insisto

  1. poetella 10 agosto 2013 / 12:27

    mi sa che dovrò rileggere…con calma…
    ché m’ha lasciato un leggero senso di inferiorità…
    sì, insomma…il messaggio è, per ora, poco chiaro.
    E credo dipenda da me.
    Temo…

    Non so…

    • Vincenzo Errico 11 agosto 2013 / 00:18

      Non dipende da te… certe volte scrivo perché alcune parole e non altre sono quelle giuste per esprimere un pensiero e quando queste parole non si fanno capire fino in fondo può dipendere dal fatto che sono intimamente chiare a chi le scrive e meno a chi le legge… bandirei quindi senso di inferiorità e dubbi vari… certe volte si è compresi/comprensibili altre no e poi devo dirti che non tutto di questa scrittura è semplicemente chiaro a me, ma questo non lo faccio diventare un ostacolo. Grazie per aver letto questi versi e per la riflessione che ne hai fatto scaturire.

      • poetella 11 agosto 2013 / 05:21

        e a te per la riflessione scaturita di rimando in me.
        Che ora non sto ad esternare. ma m’ha arricchito.

        Ogni parola giusta ci accresce.
        Direi di sì.
        A presto

  2. Antonio 17 agosto 2013 / 06:28

    Ancora si usano queste poesie, riflettono americhe le madri che pure fanno poesia senza l’affanno della forma, tra mulaforfici e venditori di verdura fresca che si sgolano dall’ape fumoso carico di colori…mi viene da piangere ogni volta che quella poesia mi risuona nella testa…
    ciao di nuovo dal cellulare di Vito, unica appendice tecnologica di questa altra metà di vacanza.

  3. Antonio 5 settembre 2013 / 07:48

    americhe sta per omeriche, naturalmente! 😉

    • Vincenzo Errico 7 settembre 2013 / 05:52

      Interessante anche americhe, la poesia di cui si chiede ancora l’esistenza sta già nella domanda e nelle cose strambe di gozzaniana inclinazione… un saluto a te Antonio a vacanze fatte.

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