in forma di cosa

Van Eyck
Van Eyck

Buono, stai calmo, non è poesia questa, non è prosa, è solo letteratura!

Quella che ti gonfia il petto e ti fa parlare, con la forma della cosa che hai davanti.

Tre volte è successo. Faccio il biglietto per la metro alla macchinetta, vado per validarlo (che bel suono questo verbo), si aprono i tornelli (simpatiche porticine in vetro resina?) ed entro, ma come un’ombra dietro vedo, prima con la coda dell’occhio poi con l’intero corpo, un ragazzo africano che è riuscito a entrare grazie a me. Lo guardo, mi guarda e va. La seconda volta, l’ombra che mi aderisce è asiatica e la terza, forse, latino-americana. Ho chiesto a segni del biglietto, all’ultimo ragazzo da me introdotto e mi ha risposto che lui ha tessera. Non l’ho bevuta. Stizzito per adescare inconsapevolmente passanti ai tornelli, mi sono detto che la prossima dovrò essere più gentile, facendo passare l’occasionale ombra prima di me, prima che io convalidi magari.

Leggevo uno scritto di Mazzini (scusate le letture forti), seduto vicino a quel punto di mezzo tra la fine di un vagone metropolitano e l’inizio di un altro, quando sento uno chiedere dei soldi per qualche causa. Vedo chinarsi, al pari della mia, china a sua volta sulla pagina, la faccia dell’uomo giovane questuante che ripete la richiesta e io, distolto dal pensiero, con un cenno appena della testa pronuncio il mio possibile non mi interessa. Dice che non è carino disinteressarsi di chi chiede soldi per mangiare (era questo il motivo, anche se prima aveva usato altre parole), e che non capivo niente nonostante leggessi un libro. Ho alzato un pò più di appena la testa e gli ho indicato la via per andarsene, piegando la mano destra in una curva che finiva esattamente sulla porte scorrevoli che si aprivano proprio allora.

La pietra pesante sui polmoni era sparita. L’effetto, non truccato, della sparizione dipendeva dal non aver messo in bocca una sigaretta (e poi altre e tante), da dieci giorni. Una forma di convalescenza che rimette in forze. Non intendo aprire discorso su questo tema fumoso e infatti spalanco e passo. No, quello che mi prende e preme è la constatazione del meccanismo automatico del succhiare ingoiando e del mandare fuori segnali. L’accensione è come un faro che illumina una faccia e il rumore è quello di uno scatto fotografico d’altri tempi. Poi la conversazione si adagia, o si scalda, con l’aggiunta del bere, in un’alternanza di immissione ed emissione. La gestualità crea una presenza. Faccio cose per una pausa, inizio la giornata in do di petto. Reitero sospensioni metafisiche, tra grattar di gola e lezzi sparsi sugli abiti. Non pedalo e non scalo vette, mi fermo in basso, immoto e immemore.

Ero così carino, pigro di testa e ben vestito…

Annunci

15 thoughts on “in forma di cosa

  1. Anna Maria Curci 11 luglio 2013 / 18:46

    Passar tornelli e ombre e lezzi sparsi
    tra quel grattar di gola e un do di petto
    fa dei miei fumi in testa ciocchi arsi
    e del sostare qui un gran diletto.

  2. Antonio 12 luglio 2013 / 07:07

    Diamine, arrivo qui leggero
    e trovo quartine rimate.
    Torno al mio sentiero
    con due parole incrociate.

      • Antonio 13 luglio 2013 / 10:08

        l’avevo già preso a colazione, le palpitazioni non consentono l’eccesso 😉

  3. cristina bove 12 luglio 2013 / 12:06

    siete troppo forti!
    Vincenzo che finalmente dice no (più simpaticamente non si può!)
    e le quartine di entrambi!…
    🙂

  4. poetella 12 luglio 2013 / 19:56

    poetella errante per sentieri oscuri
    approdata ch’é in queste gaie stanze
    s’inchina lieta sebben poco si dole
    di non poter in dono portar fragranze

    😦

      • poetella 14 luglio 2013 / 12:26

        chiamala tu!
        che lei…è contenta in ogni caso!

  5. cristina bove 13 luglio 2013 / 05:51

    magari qualche rima ce la metto
    ieri non ero pronta, adesso provo
    endecasillabando per diletto
    in quest’ameno luogo di ritrovo

    per i tuoi versi ammirazione e stima
    (oltre quartina per un’altra rima)

    🙂

    • Vincenzo Errico 14 luglio 2013 / 10:10

      Ci vuole tempo infatti a rimar decente
      che altrimenti è bravura senza filtro
      il calcolo lascio io al competente
      che come me è bravo a esser irto.

      (e per l’ammirazione e stima
      un grazie giunga a te, cara Cristina)

  6. Anna Maria Curci 14 luglio 2013 / 13:07

    la siepe di mortella non nasconde
    ma abbraccia divertita qui tenzone
    torno a sbirciare, certo, ne ho ben donde,
    chassé-croisé di rime e di passione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...