diario del pomeriggio

L'opera da tre soldi - Berlino 1928
L’opera da tre soldi – Berlino 1928

ora, capisco che mettere in risalto i propri gioielli, o quelli che si ritengono tali, sia una tentazione un po’ naturale, in tempi di rapina (diceva Milva in una canzone), ma farlo con l’intento di rilevare le finte preziosità degli altri mi pare rozzo, sleale e inutilmente ingenuo, così come si sente dire dai soliti vecchi inaffidabili politici (anche se non sono vecchi e manco veri, ma abbastanza inaffidabili), che la riforma della legge elettorale non fa mangiare gli italiani; che quell’avversario politico è un buffone e chi lo segue un poveraccio (altre volte era un coglione); che ci si è accorti di chi vale veramente; che bisogna andare avanti con questo governo facendo cose per

il periodo è un po’ lungo e sono costretto a uno stacco, infatti lo adotto e vado avanti (con questo governo bisogna andare avanti, sento ronzare nelle orecchie)

quindi penso che chi dice, a nome degli italiani, che non si mangia con la legge elettorale, né d’altra parte si mangiava con la cultura, dice una cazzata e se poi è vero che le priorità sono altre, è vero pure che sono troppe e forse dovrebbero fare degli straordinari per ridurle di numero e di peso: lavorate dunque

(i riferimenti a persone e cose dette non sono casuali, ma oggi non voglio fare i soliti cognomi)

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