giorno

Ger Eikendal
Ger Eikendal

 

Domenica mattina, le tredici quasi.

Un venticello sfodera il mondo, foderato tutto.

C’è anche un sole di giugno da mare,

se hai lo spirito di andarci quando non ti va,

ma la direzione presa dalle parole

non porta a festini giocondi da fine settimana

col boyfriend.

*

Sentirei volentieri Maria,

la Callas.

Mi alzo a cercarla.

*

Facilmente venduto a Giovanni Lindo Ferretti, abbandono la Casta per i suoni underground del capitano dei CSI e per un lavaggio piacevole dell’anima.

*

Stamattina mi svegliai alle 9.30, ma continuai a dormicchiare per un’altra ora.

Infine, a muso un po’ duro, guardai la custodia vecchia dell’organetto finto coccodrillo nero, dove custodisco dei sani video, e

*

dall’archivio ho visto maschi accoppiarsi per il piacere di chi guarda.

Ad un certo punto il telefono ha suonato, dall’altra parte Alex che non parla, poi piange ed io capisco qualcosa, ma prendo tempo perché è brusco il passaggio dal nudo ad un pianto contratto.

La madre del suo ragazzo è morta stamattina.

Io asciugo le prime gocce con un fazzolettino di carta per il naso.

Chiedo, dico e rassicuro.

*

Ognuno nella sua quadratura di stanza, di situazioni, di esperienze si collega per un abbraccio di sollievo fraterno e amichevole.

Anche questo è amore, eppure ad un certo punto ci si ritira per andare per la propria strada: lui verso il suo ragazzo e la madre di lui morta, io verso me stesso, perso in frammenti di dolore che si uniscono e ritornano

*

premo play.

*

Ho voglia di fermare il mondo intero, sospenderlo su una punta.

*

La domenica dei poveri alla messa di Rimbaud, immagino.

Colpe cattoliche sedimentate sottopelle e dentro al cervello. Macchinazioni per giustificare la voglia di sospensione di tutto in attesa di

*

ritrovarmi con quel piccolissimo granello di sabbia che si è messo nella mia vita a piedi e che il mare ha bagnato, tra gli altri.

La mia particella di sabbia che attrae più delle torri, delle vette, dei minareti, dei falli.

*

Le parole mi sono nemiche.

Ma anche la paura di non riuscire a tenerti

mi fotte come nessuno mai.

*

Sì, ancora non voglio che tu sparisca da me.

No, voglio che io possa averti come il bel dire dei tuoi occhi, della tua bocca, delle tue mani da gatto direttore d’orchestra o da giovane francese alemanno danese svedese quale sei.

*

Semplicemente

mi

piaci

e

il piacere

consuma,

ma fa rigenerare

nuova pelle

nuova vita

nuova storia

nuova caduta

nuova rialzata

e

nuovo amore

nuove incomprensioni

nuovi avvistamenti

nuovi abbracci

nuovi baci

nuovi fiori

nuove solitudini

nuove feste

e nuovi popoli di amici

e l’eterno scadere del tempo

che magicamente fa vivere gli attimi eterni di felicità

insieme.

*

Pur essendo nati soli.

Pur morendo un giorno soli.

Anche se le mani di qualcuno vicino accarezzano le rughe del morire.

*

Ed ora, Signori, ecco a voi

*

I segnali del mondo che decade ogni decade di mese che passa una dopo l’altra:

*

VERA PELLE

TAGLI UNISEX

TUTTO PER GLI ANIMALI

SEX-SHOP PER TUTTI (?)

ABITI DA LAVORO

ABITI SACRI (nell’anno del giubileo)

FAI DA TE

TAZZE SCIOLTE CON PIATTINO D’ABBINARE

VEGETARIANI (uniti)

RIFUGIATI POLITICI

LOCALI GAY

ALCUNI (che è meglio non entrarci)

TUTTO PER LO SCI

PATTINI

SEDIE A ROTELLE

TUTTO PER L’HANDICAP

SINDACO RUTELLI PAGHI 1 PRENDI 3

GAY PRIDE

STORACE PULITORE D’IMMONDI

CHE SCHIFO L’ITALIA POLITICA

LA CHIESA CATTOLICA OGGI TRA VOMITI E ALZATE DI GOMITO

SUORE PRETI CARDINALI CAPPELLANI MILITARI

CAPPELLE MILITARI

INGOII

PREVENZIONI DA CARRO ARMATO

AMANTI E BASTA

FINE DI QUALCOSA

INIZIO D’ALTRO

LAPIDI

MARMI

STADIO SCOLPITO

FUOCHI D’ARTE

CREATORE CHE CHIAMA

QUELLO CHE DISTRUGGE

CREATORE CREATIVO

LA LETTERATURA CHE FA QUALCOSA (a qualcuno)

IL PORCO E IL BASTARDO (che è in noi)

GLI DEI

LE PROTEZIONI

LE FRESIE

LE CALLE

LA CALLAS

LA CALLIGARIS

LA CALLIGRAFIA

LE CALLI MARCHIGIANE (e non solo)

VERNICI

LATTEX

TUTTO PER TUTTO

SUPERMERCATI

PICCOLISSIMI MERCATI

MERCANTI DI TUGLIE (non se ne può più di Venezie).

*

Ecco, Signore e Signori, ciò che passa il covo in una notte di tempesta quando vorresti pisciare, ma hai altre priorità

*

Non so se essere grato a qualcuno.

Non sono ambizioso.

Sono grandioso (SENZA MAIUSCOLE)

Me ne frego.

Sto male.

Pieno di gioia.

Abbasso le ali.

Volo.

*

NON CONOSCO LE ASTENSIONI,

DI SOLITO VOTO SEMPRE, ESPRIMO.

*

E la chiamano estate questa senza

*

Moira lava i piatti!

Ma Moira è veramente una donna o un transessuale? Gustav, invece, è proprio un travestito.

Chissà perché nella mente spoglio e vesto gli altri.

*

Tra qualche giorno andrò ospite dalla mia sorella che fa buoni dolci e che non caccia mai fuori subito l’osso che ha ingoiato.

*

Ho quarant’anni, ma ne dimostro altri.

(Roma, 18 giugno 2000)

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3 thoughts on “giorno

  1. frantzisca 12 luglio 2013 / 07:26

    accidenti!!! stai ancora così, o c’è qualcosa da aggiungere o da togliere?

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