monte dei cappuccini

Hamish Blakely
Hamish Blakely

 

Si sale una scala, l’ultimo dell’anno,

piena di neve ghiaccia

e di quella nuova che cade

fioccosa sui passi di pane,

pagnotte fragranti.

 

Polpacci verdi di calze lanose,

gli uomini portano a braccio

grossi fucili dorati e a canne mozzate,

pronti a sparare in sequenza

gli auguri alla città sottoposta.

 

C’è un monte

sul quale mettersi il cappello

e mirare lontano.

C’è un’ora che passa

e una che sorprende,

tra buoni auspici

e saggi ravvedimenti.

 

Girando a caso, piegare

nel luogo dove dormono in tanti,

da più di due secoli,

e a parte leggere di Paracelso

che giace onorato,

uomo di scienza e di avanguardia.

 

Cade la neve, l’ultimo dell’anno,

e si preparano cene augurali

per una stagione che porta

incertezze sociali,

o sa di sapere che avanti si va

finché dura e si vive.

 

Non scorgo in quell’arco buio

il mantello del genio

che fece musica bella,

eppure ogni pietra ricorda

il suo tempo, ricco per i ricchi di corte

e di stento supremo

per i molti del borgo.

 

Passo così in rassegna la cifra

dei tanti cipressi in fila che siamo.

 

Salisburgo 1/1/2012

 

 

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3 thoughts on “monte dei cappuccini

  1. Abele Longo 2 giugno 2012 / 19:48

    avvolge come un cappotto la malinconia – incanto che fissa il tempo.

  2. cristina bove 6 giugno 2012 / 12:50

    sì, avvolge.
    e quelle scale…
    sembra che portino in cima
    poi si continua salire, in fila, alberi semoventi, piedi sulla terra e testa nel cielo…

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