alcool, alcool, alcool

Lionello Mandorino

A compiere il rito digestivo dopo cena,

ci sedemmo, io e mia madre, fuori casa

a prendere il fresco della sera,

aspettare parole che sarebbero venute

sulla vita, le cose, le persone,

figli lontani, quelli degli altri che crescono,

chi muore, si sposa

e chi lavora lì o per niente ovunque.

In tutto questo un gatto nero pancia all’aria,

da due giorni nel campo accanto casa,

cominciava a puzzare di morto animale avvelenato

o ferito da ruote di macchina assassina.

Aveva trovato il posto per sdraiarsi e andare.

E come fare per non sentirlo più nel suo esser morto?

Quattro fascine di bouganville, rami secchi tagliati a Pasqua

sono stati il suo rogo, la sua funebre pira.

Ma il fiammifero non si accendeva, vecchio,

accennava una fiamma che poi moriva anch’essa.

Pensavo d’aver fatto bene, tra le vampe,

insieme al mio amico d’infanzia, passato lì

e tirato con supplica nel rito nauseabondo.

La pratica amicizia cresciuta in mille fatti

il silenzio accarezzava.

Non è bastato il fuoco a cenerire

e allora alcool alcool alcool,

ma di seppellire non se ne parlava.

Stanotte mi svegliai di brutto per un sogno:

un mostro si accaniva su di me…

e il gatto che ardeva ieri sera?

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6 thoughts on “alcool, alcool, alcool

  1. cristinabove 28 novembre 2011 / 07:02

    piccole sepolture quotidiane
    per abituarsi agli abbandoni
    degli anni, degli amori, dei respiri…
    per far diventare grandi
    e tu poeta

    cb

  2. Antonio 28 novembre 2011 / 07:49

    Lontana evocazione di Poe in questo affresco. E’ un pomeriggio caldo d’estate, stagione perfetta per attendere parole da seppellire.

  3. Vincenzo Errico 28 novembre 2011 / 21:46

    Grazie, Cristina e Antonio, per le vostre parole: vedo con i vostri occhi ciò che ho visto con i miei. Un abbraccio

  4. maurizio manzo 29 novembre 2011 / 08:27

    …capitava anche a me
    spesso al Bastione di santa Croce
    di sedermi con mia madre
    al fresco tra il calore delle
    sue parole e la vita degli altri
    poi i roghi
    rogano atti indissolubili
    sotto starnuti di stelle.
    …..
    molto piaciuta
    un saluto

    mm

    • Vincenzo Errico 29 novembre 2011 / 18:30

      Grazie Maurizio, i luoghi che abitiamo, a volte, si assomigliano o si avvicinano per dinamiche sociali, quasi come le stelle varie in un cielo d’estate che si offre alla vista. Un saluto

  5. 00chicca00 1 dicembre 2011 / 19:30

    i luoghi del vivere sono anche spesso i luoghi dell’anima e vanno curati e tenuti al caldo fra le braccia
    molto bella

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