tamerici comprese

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Castel Roncolo – Bolzano

E va bene che cada per le scale delle riserve,

delle storie raccontate male,

dove non splende la luce della sequenza di senso.

Occorre pur cadere se è condizione di azioni necessarie,

al posto del solito tram desiderio

che va verso i quartieri delle omissioni infette.

Un sospetto frugato nelle tasche

è quello della bella figura non fatta,

del meglio che manca a questo sforzo senza fine

e poi piove su qualcosa, tamerici comprese.

Di casa in casa, senza armonie precise,

dove il gusto stenta perché troppo piene di necessità.

Sempre cado per le scale

ed è panico in calzamaglia

o stupore inchiostrato di blu,

feticcio d’infanzia,

per un ulisse che torna.

Non temere, poi fa giorno

anche se il buio si ripete,

e tutto si palesa ai piedi di una pagina.

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in disordine sparso

Mirko Roncelli 1
Mirko Roncelli

Il linguaggio a volte non porta risposte e, come un ditticco ben pitturato che non s’apre, al vento dei modi vi s’impiglia.

Sarrebbe giusto quindi tenere a bada un giudizio o arrotondarne il quadrato, ma la rana scorpione non è.

Sono passato da quel centro ai turbinii di questo confine e ciò che conta è che le mancanze, incolmabili per indole, che ti arrestano a un passo dalla porta, ti caccino fuori perché tempo, luogo e persone non si tengono nella bolla con la neve

che poi se la muovi ti sembra vera.

La staffetta è finita,

si sta

ed è nuovo tutto, o quasi,

certamente non l’attesa che arrivi qualcuno a farti bello.

 

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versailles

Agostino Arrivabene 3
Agostino Arrivabene

Mancato da tanto, in prima persona, da luoghi frequentati a morsi e fughe, per necessità virtuose, piaceri misti e doveri replicanti che quando ho creduto di rimetterci i piedi, la gola aveva già l’acqua per collana. Tra dondolii da spasmo, mi sono girato, pagina non casuale e inevitata. L’overture non ha spaccato e il primo atto, ora, ha uno sviluppo entusiasmante e cadute da riabilitare.

Si può pensare l’esodo e togliere lo scampanio delle opinioni a raggiera, senza fine. Dopo fai, come se entrassi nelle stanze di una casa, non tua, che vorresti e le attraversi.

Sirene chiamano intanto il tuo ulisse, non si sa mai.

Quindi il telo è steso e teso, pieghevole in tutte le metà possibili, poggiato nel disordine recidivo, dominabile. Dimore senza stucchi o specchi, piccoli vani invece edificati a gradi, porte di misura e forma varie e una corte senza prospettiva.

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contrattempo

Mauro Rossi sovrappensiero
Mauro Rossi

 

poi una sensazione di piccola ferita, un disappunto per un appunto e via correndo

l’idea di credersi in una crisi da cura eccezionale o di un appiattimento che fa piatti, di portata o meno, preoccupa poco

quello che invece tiene è non forzare, in preda ad un’esibizione di ragioni

 

da qualche anno, tutto sembra a una svolta, pur avendo la stessa faccia,

le cose si sono sparpagliate, perdendo contatto, e si gira in luoghi d’ombra

 

non so come dire,

uno schianto in pieno silenzio, un’implosione di difesa anche non  necessaria,

una teoria adatta agli alibi correnti,

fatto sta, e parola pure, che alcune cose non mi convincono,

per essere parchi

 

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di guardia

Pontormo 1
Pontormo

Lasciare traccia, non è un fatto di prepotente garanzia di qualcosa, è una questione che si pone chi vive di sospiri alla sveglia, di sbadigli la sera e nel tormento della volontà di essere felice con qualcosa d’altro.

Difficile sondare e rilevare parole a posto. Distendo l’arma che porto, non si sa mai, sul pavimento e scrivo steso sul letto o dentro di esso e quindi storto. Ho certamente operato, ma un interesse tassato cresce e svela il conto finale, un ostentato timore di perdere.

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maniera di dire

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Parmigianino

Scelta l’immagine, manca un titolo, come se qualcosa dovesse ancora arrivare prima della caduta. Di questi tempi, il timone è lasciato ai come viene. L’andare sa di sale in più rispetto alla ricetta. Gracchio.

Avverto quando la distanza prende spazio. Una sosta produce uguale spaesamento mentre guardi intorno e pensi dove andare. La tua opera non crede a se stessa e fingi quel tanto che ci vuole per capire che è vero: ora, sei quello che non volevi, con formula dubitativa ammessa.

L’imbarco è continuo sulle pagine dei libri che leggo e la nostalgia del viaggio si diffonde come fumo di camino negli stipiti larghi di una porta. Vivo in differita tempi e mondi persi, d’altra parte il quotidiano necessita di galleggiante.

Non so se le cripte siano più interessanti degli edifici che stanno sopra di esse.

Il linguaggio domanda, ma non mi accondiscendo né abiuro.

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ecco

Carla Iacono
Carla Iacono

Aspettavamo di sapere da dove cominciare, nella casa dove tutto sembrava finito.

Restavi tu. Ogni cosa appariva come fosse la sua faccia e faceva risentire la sua stessa voce. Per quanto gli oggetti possano essere inanimati, di fatto sono quadri diventati vita.

Iniziammo dalla camera da letto.

La parte difficile fu trovare il paio mancante delle moltissime scarpe che tenevate sotto la rete. Se n’era andato scalzo e non si riusciva a schivare la pietra che rotolava investendo, ma tirammo avanti.

Solo lo Studio gridava pazienza e questa proprio non c’era.

Lasciammo tutto e chiudemmo la porta. Ogni tanto la trovavamo aperta perché qualcosa non andava per il verso voluto.

 

 

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