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da qualche parte

Che sia chiaro a me l’osceno in tutto il suo candore, coprente a tratti, dei rapporti mossi dal bisogno,

anche io sto nel giro e sono quello che lamento.

Perché alla fine dell’appetito ci si addormenta e si scorda d’aver preteso qualcosa,

come quando la dispensa è piena e non esci a fare spesa.

 

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Dimitris Tzamouranis 1
Dimitris Tzamouranis

Non che manchi cosa pensare, semmai c’è una sequenza bizzarra di sospiri che traduce le fatiche in oblio riparatore.

La riconciliazione rimanda a una rottura, leggevo da Joyce. Mi riconcilio in abbondanza allora, di nascosto, giocando.

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tamerici comprese

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Castel Roncolo – Bolzano

E va bene che cada per le scale delle riserve,

delle storie raccontate male,

dove non splende la luce della sequenza di senso.

Occorre pur cadere se è condizione di azioni necessarie,

al posto del solito tram desiderio

che va verso i quartieri delle omissioni infette.

Un sospetto frugato nelle tasche

è quello della bella figura non fatta,

del meglio che manca a questo sforzo senza fine

e poi piove su qualcosa, tamerici comprese.

Di casa in casa, senza armonie precise,

dove il gusto stenta perché troppo piene di necessità.

Sempre cado per le scale

ed è panico in calzamaglia

o stupore inchiostrato di blu,

feticcio d’infanzia,

per un ulisse che torna.

Non temere, poi fa giorno

anche se il buio si ripete,

e tutto si palesa ai piedi di una pagina.

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in disordine sparso

Mirko Roncelli 1
Mirko Roncelli

Il linguaggio a volte non porta risposte e, come un ditticco ben pitturato che non s’apre, al vento dei modi vi s’impiglia.

Sarrebbe giusto quindi tenere a bada un giudizio o arrotondarne il quadrato, ma la rana scorpione non è.

Sono passato da quel centro ai turbinii di questo confine e ciò che conta è che le mancanze, incolmabili per indole, che ti arrestano a un passo dalla porta, ti caccino fuori perché tempo, luogo e persone non si tengono nella bolla con la neve

che poi se la muovi ti sembra vera.

La staffetta è finita,

si sta

ed è nuovo tutto, o quasi,

certamente non l’attesa che arrivi qualcuno a farti bello.

 

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versailles

Agostino Arrivabene 3
Agostino Arrivabene

Mancato da tanto, in prima persona, da luoghi frequentati a morsi e fughe, per necessità virtuose, piaceri misti e doveri replicanti che quando ho creduto di rimetterci i piedi, la gola aveva già l’acqua per collana. Tra dondolii da spasmo, mi sono girato, pagina non casuale e inevitata. L’overture non ha spaccato e il primo atto, ora, ha uno sviluppo entusiasmante e cadute da riabilitare.

Si può pensare l’esodo e togliere lo scampanio delle opinioni a raggiera, senza fine. Dopo fai, come se entrassi nelle stanze di una casa, non tua, che vorresti e le attraversi.

Sirene chiamano intanto il tuo ulisse, non si sa mai.

Quindi il telo è steso e teso, pieghevole in tutte le metà possibili, poggiato nel disordine recidivo, dominabile. Dimore senza stucchi o specchi, piccoli vani invece edificati a gradi, porte di misura e forma varie e una corte senza prospettiva.

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contrattempo

Mauro Rossi sovrappensiero
Mauro Rossi

 

poi una sensazione di piccola ferita, un disappunto per un appunto e via correndo

l’idea di credersi in una crisi da cura eccezionale o di un appiattimento che fa piatti, di portata o meno, preoccupa poco

quello che invece tiene è non forzare, in preda ad un’esibizione di ragioni

 

da qualche anno, tutto sembra a una svolta, pur avendo la stessa faccia,

le cose si sono sparpagliate, perdendo contatto, e si gira in luoghi d’ombra

 

non so come dire,

uno schianto in pieno silenzio, un’implosione di difesa anche non  necessaria,

una teoria adatta agli alibi correnti,

fatto sta, e parola pure, che alcune cose non mi convincono,

per essere parchi

 

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di guardia

Pontormo 1
Pontormo

Lasciare traccia, non è un fatto di prepotente garanzia di qualcosa, è una questione che si pone chi vive di sospiri alla sveglia, di sbadigli la sera e nel tormento della volontà di essere felice con qualcosa d’altro.

Difficile sondare e rilevare parole a posto. Distendo l’arma che porto, non si sa mai, sul pavimento e scrivo steso sul letto o dentro di esso e quindi storto. Ho certamente operato, ma un interesse tassato cresce e svela il conto finale, un ostentato timore di perdere.

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