ecco

Carla Iacono
Carla Iacono

Aspettavamo di sapere da dove cominciare, nella casa dove tutto sembrava finito.

Restavi tu. Ogni cosa appariva come fosse la sua faccia e faceva risentire la sua stessa voce. Per quanto gli oggetti possano essere inanimati, di fatto sono quadri diventati vita.

Iniziammo dalla camera da letto.

La parte difficile fu trovare il paio mancante delle moltissime scarpe che tenevate sotto la rete. Se n’era andato scalzo e non si riusciva a schivare la pietra che rotolava investendo, ma tirammo avanti.

Solo lo Studio gridava pazienza e questa proprio non c’era.

Lasciammo tutto e chiudemmo la porta. Ogni tanto la trovavamo aperta perché qualcosa non andava per il verso voluto.

 

 

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Fabio Aguzzi (16)
Fabio Aguzzi

 

Un calcolo ingarbugliato, fatto di notte forse, ci sorprese col suo errore e non passò molto che venne di mordersi le dita, senza risolvere. La virtù, che di necessità è figlia, poteva trasformare il risultato, ma anche qui si ebbe uno sbaglio di aspettativa e restò il rumore di un tuffo, un abbraccio lungo quanto la distanza, un sasso nella tasca come amuleto che preserva.

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Jane Fisher 11
Jane Fisher

per quello in cui credi

un obolo vale la metà di altra moneta

e anche l’opposto di ciò di cui parli,

i rovesci ai quali sei tenuto

quando metti insieme gli argomenti dei giorni,

eppure te ne riempi le tasche e li cambi,

com’è tuo dovere,

o tracolli su una bilancia d’altri

tra dubbi e uguali differenze

 

incipit

Dan Voinea (8)
Dan Voinea

Notammo che era finito il tempo, una stagione lunga, il tramestio del mutamento pensato. Puntammo a capo e non tutto era ciò che sembrava. Non lo è ancora. Si arrivo’ così a questa tavolata deserta, dopo mangiato. Una tovaglia che si legge nelle briciole, nelle macchie e nei giochi attorcigliati di pezzi di capsula di stagnola che copre il collo di una bottiglia di vino.

quel che è

Irene Ferguson  (15)
Irene Ferguson

 

non sono perle queste che ti do

pur tuttavia

sarebbero fatte di materia lucida opalina

se stessero nell’incavo di ciò che vuoi

 

di didascalie si tratta invece,

che a farne senza certo si potrebbe se si parlasse una lingua sola,

sottotitoli empatici per i fotogrammi dei giorni,

di questi col rosso negli occhi, mani operanti

e liste di spesa

 

cadono a coperta il silenzio e la sua voce

chiuse di diga aprono la bocca

stenditoi al vento e labirinti di lenzuola