abitudini sentimentali

ger_eikendal_Bebouwde_aarde__120_x_120
Ger Eikendal

 

lo sforzo tenne il punto, ma di sogni si trattava,

quelli che non ricordi o non intendi,

un salvataggio per non chiudere alle svolte

 

contenti loro, disse, e montò in corazza,

trame sfuggite al disegno, le maglie sul volto,

e di considerarle si mise conto

Annunci

incipit

Dan Voinea (8)
Dan Voinea

Notammo che era finito il tempo, una stagione lunga, il tramestio del mutamento pensato. Puntammo a capo e non tutto era ciò che sembrava. Non lo è ancora. Si arrivo’ così a questa tavolata deserta, dopo mangiato. Una tovaglia che si legge nelle briciole, nelle macchie e nei giochi attorcigliati di pezzi di capsula di stagnola che copre il collo di una bottiglia di vino.

quel che è

Irene Ferguson  (15)
Irene Ferguson

 

non sono perle queste che ti do

pur tuttavia

sarebbero fatte di materia lucida opalina

se stessero nell’incavo di ciò che vuoi

 

di didascalie si tratta invece,

che a farne senza certo si potrebbe se si parlasse una lingua sola,

sottotitoli empatici per i fotogrammi dei giorni,

di questi col rosso negli occhi, mani operanti

e liste di spesa

 

cadono a coperta il silenzio e la sua voce

chiuse di diga aprono la bocca

stenditoi al vento e labirinti di lenzuola

 

 

il solito, grazie

jeremy-mann-lunga-oscurita-100x100web
Jeremy Mann

 

l’inizio è incerto, un po’ a caso la scelta, tra le cose che vengono con impeto,

si tratta di dare stato alle tante sollecitazioni, una parade di gradi pregevole

che imbocca vie in diagonale e mai esce su piazza

 

che dire, per dire la propria con lettere di scatola, della briga, se vale, di farsi capire

 

uscivamo presto, la sera, ma sempre faceva mattino

e tutto sembrava inchiostrato di rosa,

quel tono a metà tra i forti colori che avvampa

seconda visione

 

 

Joe Coffey
Joe Coffey

 

 

scivolammo, seppur la lastra sembrasse resistere,

ma il punto non era questo, presto sarebbe accaduto

di trovarci appieno in un mare di guai e ghiaccio

 

quel che fregava era la prudenza col suo non è il caso

o l’impudenza alla fine di un trastullo d’abitudine,

entrambe rendevano pane e focacce

 

non chiedemmo altro

no

inside-di-manuela-furlan
Manuela Furlan

Qualsiasi parola non passa la frontiera dell’accademia. Attende la discesa la ghigliottina del gusto indiscutibile. Non ce la fa a presentarsi alla giuria seduta. Semplicemente non partecipa.

Manca un figlio mio prendila per il lato buono e dunque una madre. Un padre e dunque la calma nervosa. Quando fa sera ed è pieno il cappello dei pensieri senza sonno.

La sincerità del ti puzza l’alito è primitiva. D’altronde ai primordi non si badava alla varietà delle forme. Insomma si potrebbe sperimentare un dialogo che tenga conto della cattiveria che produce la sofferenza.

Il lavoro ammazza, come il fumo, solo che si dice renda riguardevoli. Come il fumo alleva dipendenti. Poi certo la motivazione fa la differenza, ma trovare anche quella è già la migliore aristocrazia.

Allo stop del disgusto fermarsi.

 

Senza categoria